LASCIA AL SIGNORE IL TUO PESO


«Getta sul Signore il tuo peso, ed egli ti sosterrà; 
egli non permetterà mai che il giusto sia smosso» (Salmo 55 verso 22)

Esistono situazioni che nel tempo diventano pesi enormi, tendono a schiacciare non solo i sentimenti, ma la stessa personalità, ci si sente degli “stracci”. Alla sensazione di vergogna, si aggiunge quella di paura e oppressione, a tal punto, che si desidera volare via, fuggire lontano, come Davide esprime: Paura e tremito m’hanno assalito, e il terrore mi ha sopraffatto; onde ho detto: «Oh avess’io delle ali come la colomba!» (Salmo 55 verso 5).

Fra le diverse situazioni, quella che pesava più di tutte, sull’anima di Davide, re d’Israele, era il colpo di stato, diremmo oggi, attivato dal figlio Absalom, espresso in questi termini: «Poiché non è stato un nemico … a levarsi contro, ma sei stato tu, l’uomo ch’io stimavo come mio pari il mio compagno e il mio intimo amico» (Salmo 55 verso 12-13).

Caro lettore, spesso il peso è il risultato dell’azione non di un nemico, avversario o sconosciuto, come afferma Davide, ma di una persona a noi ben conosciuta, un parente, un famigliare con il quale abbiamo, non solo, mangiato, ma vissuto insieme diverse esperienze, come i dolci colloqui e i viaggi verso la casa di Dio (Salmo 55 verso 14). Ti chiedi: Cosa fare? Davide ti risponde, vista la sua esperienza: Getta sul Signore il tuo peso ed egli ti sosterrà … Prega il Signore portando il tuo peso a Dio, che solleverà e sosterrà la tua anima. Dio Ti Benedica!

FIDUCIA IN DIO

«Beato l’uomo il cui diletto è nella Legge del Signore» (Salmo 1 verso 1-2)

Dobbiamo riconoscere che viviamo in un mondo pieno di preoccupazioni, ansietà e sollecitudini e che, di conseguenza, la felicità è diventata sempre più rara. Nella vita moderna è sempre più difficile conoscere persone che hanno nel cuore la tranquillità, la pace e l’allegrezza che soltanto colui che si diletta nella Legge di Dio può sperimentare. Non dimentichiamo che la parola “beato” vuol dire felice mentre molte volte anche noi credenti, influenzati dal ritmo frenetico di coloro che ci circondano, trascorriamo non soltanto ore, ma intere giornate presi da tanti impegni, affanni e distrazioni, e non conosciamo più il segreto di una vita felice e serena nel Signore. Spesso dimentichiamo che la serenità e la felicità di un credente, in questo mondo irrequieto e sconvolto, glorificano Dio, e sono una testimonianza efficace della realtà della trasformazione che la fede opera nel cuore di chi ha ricevuto Cristo come Salvatore e Signore.

Caro lettore, il segreto di una vita tranquilla e felice sta nel dilettarsi ogni giorno nella Parola di Dio, riposando con fiducia nelle premesse in Essa contenute sapendo che fedele Colui che le ha fatte.

IL MALE CHE FAI RESTA CON TE, MA IL BENE RITORNA SEMPRE INDIETRO

Una donna, ogni volte che faceva pane per la famiglia, era solita mettere una pagnotta sul davanzale della finestra, per qualunque persona affamata fosse passata di lì. Ogni giorno un gobbo passava a prenderlo e, invece di esprimere gratitudine, mentre se ne andava, pronunciava queste parole: “IL MALE CHE FAI RESTA CON TE, MA IL BENE RITORNA SEMPRE INDIETRO”.

Questo andava avanti giorno dopo giorno. A un certo punto la donna si arrabbiò e pensò: “Neanche una parola di gratitudine” si disse. “Ogni giorno il gobbo ripeteva questo ritornello! Ma che significa?” Un giorno, esasperata, decise di farla finita con lui. “Debbo liberarmi di questo gobbo” si disse. E cosa fece? Aggiunse del veleno al pane che aveva preparato per lui. Mentre stava per metterlo sul davanzale della finestra, però, le sue mani tremavano. “cosa sto facendo?” si chiese. Subito buttò nel fuoco quel pane ne preparò un altro e lo mise sul davanzale. Come sempre arrivò il gobbo, prese il pane e pronunciò le solite parole: “Il male che fai resta con te, il bene ritorna indietro. “Il gobbo proseguì per la sua strada, inconsapevole della rabbia che cresceva nel cuore della donna. Ogni giorno, quando la donna metteva il pane sul davanzale, pregava per il figlio che era andato lontano a cercare fortuna, perché tornasse sano e salvo, visto che da mesi non aveva sue notizie.

Una sera sentì bussare alla porta. Quando l’aprì, con sorpresa si trovò di fronte il figlio. Era diventato magro e sciupato i suoi vestiti erano strappati e sbrindellati. Era affamato e debole. Quando vide la madre disse: “Mamma è un miracolo che io sia qui. Mentre ero a poche miglia da qui ero così affamato che sono svenuto. Sarei potuto morire, ma passò di lì un vecchio gobbo. Io gli chiesi un po’ di cibo, ed egli fu così gentile da darmi un intero filone di pane, dicendomi: “Questo è quello che mangio ogni giorno: oggi lo do a te, perché ne hai più bisogno di me.”

Sentendo queste parole, la madre impallidì, e si appoggiò alla porta per sorreggersi, ricordandosi del pane avvelenato che aveva fatto quella mattina. Se non l’avesse buttato nel fuoco, sarebbe stato mangiato dal figlio, e lui sarebbe morto. Allora capì il significato delle parole “il male che fai resta con te, il bene che fai torna indietro”.

 

Fai il bene e non smettere di farlo, anche se al momento non è apprezzato… «E non ci scoraggiamo nel far il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo» (Galati 6 verso 9)

IL VERO RIPOSO

«Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo» (Matteo 11 verso 28)

Chi di noi non apprezza il riposo? Dopo un’intensa giornata di lavoro, le ore di riposo sono particolarmente preziose. Esiste un riposo fisico, che consente di recuperare le forze necessarie per affrontare le numerose attività di una giornata, ma esiste anche un riposo spirituale. L’anima carica di affanni e pesi di varia natura necessita di riposo, ma dove trovarlo?

La Bibbia insegna che l’unico in grado di offrire il vero riposo all’anima umana, è Cristo Gesù il Signore. Non importa di quale natura sia il tuo peso. Sia che si tratti del pesante fardello del peccato, sia che si tratti di difficoltà di varia natura, in Gesù puoi trovare il riposo tanto anelato. Come fare? E’ semplicissimo. Innanzi tutto occorre andare a Lui con fede ed umiltà, riconoscendo di aver bisogno del Suo aiuto e chiedendoGli di operare in proprio favore. In secondo luogo, è indispensabile, prendere il Suo giogo, sottomettendosi completamente a Lui e riconoscendoLo come proprio Signore e Salvatore. In fine bisogna essere seguirLo e diventare Suoi discepoli con il proposito di servirLo e di onorarLo. Non cercare altrove il vero riposo! Solo Gesù te lo può donare.

Arrenditi a Lui e lo troverai. –

 

SIGNORE LAVORA LA MIA VITA!

La storia che ora racconterò mi è stata di tale benedizione in momento molto difficile della mia vita e desidero in quest’oggi trasmetterla anche a voi, cari lettori di questa pagina. In una piccola città viveva un fabbro ferraio, un uomo perverso, il capo di un gruppo di uomini rozzi e violenti. Quest’uomo si converti e, di conseguenza, consacrò tutta la sua vita al Signore. Ovviamente di questo suo cambiamento se ne parlò in tutta la cittadina. La cosa fece veramente notizia proprio perché a causa del suo carattere rozzo e cattivo era temuto da tutti. Un giorno, alcuni mesi dopo il grande cambiamento, vide apparire nella sua fucina un vecchio compagno. «Dimmi un po’…» gli disse questi «…perché non lasci andare questa storia della religione e non ritorni con noi? Ne hai passate di brutte in questi mesi, tra sofferenze, malattie e persino morti. Tutte situazioni che non avevi mai vissuto prima».

 Il fabbro, continuando a forgiare la balestra di un carro e senza interrompere il proprio lavoro, fece cenno all’altro di stare a guardare, mentre egli iniziava a scaldare dei pezzi di metallo per infuocarli al fin di formare il pezzo voluto. Ma l’ultimo pezzo, per quanto lo riscaldasse ripetutamente, non voleva far presa. Non riceveva la «TEMPERA» ed alla fine dovette esser gettato nel mucchio dei rifiuti. Rivolgendosi al suo vecchio compagno, il fabbro disse: «Da quando ho conosciuto il Signore Gesù ho visto che è questo il modo in cui Egli tratta i suoi figliuoli. Così io gli dico: Signore, battimi finché vuoi, ma ti prego di non gettarmi mai nel mucchio dei rifiuti!» 

Amici lettori, sono passati diversi anni da quando ho udito raccontare questa storia del fabbro e molte volte, nell’attraversare la fornace ardente, anche io ho elevato la stessa preghiera a Dio: «Signore, se ritieni di dover piegare la mia vita, il mio carattere ed il mio cuore fai pure (col fuoco della prova o col martello della difficoltà); Signore, battimi finché vuoi, ma TI PREGO: «NON MI GETTARE GIAMMAI NEL MUCCHIO DEI RIGIUTI». «Se uno non dimora in me (dice il Signore Gesù), è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano» (Giovanni 15 verso 6)

BOLLETTINO DI GUERRA

In questi ultimi tempi, tanti Figli di Dio stanno attraversando periodi di difficoltà di ogni natura. Sembra veramente un bollettino di guerra, con famiglie senza lavoro, persone depresse, senza più voglia di vivere, con problematiche di ogni tipo e natura. Mi viene da chiedere: “Ma dové il Signore, nella vita di queste persone?” Forse qualcuno potrà anche obbiettare che la vita non è facile per nessuno e che tutti stanno affrontando difficoltà, la crisi economica oramai è mondiale. Ma crediamo ancora in quel verso che dice: «Voi vedrete di nuovo la differenza che c’è fra il giusto e l’empio, fra colui che serve Dio e colui che non lo serve» (Malachia verso 18). Dio promette che farà vedere la differenza tra colui che vive una vita sottomessa e timorata di Lui e colui che vive invece nel peccato.

Ma come è possibile allora, che sembra che non sia così per tanti credenti? La verità è una sola: ci stiamo allontanando sempre più da una vita di consacrazione al Signore. Tanti sono depressi, pieni di tanti problemi, ma chiediamoci quanto tempo dedichiamo ogni giorno alla comunione con Dio? Tanti sono pieni di pensieri negativi ma chiediamoci se ci stiamo alimentando quotidianamente della Parola di Dio e se questa Parola guida la nostra vita? Tante ore passate davanti a un PC, davanti alla TV, inseguendo cose futili, tra mille impegni della vita, ma poche spese nella consacrazione a Dio. Chiediamoci quanto tempo passiamo ai piedi del Signore. E poi che cosa potremmo pretendere da Dio? Tanti scambiano Dio per un distributore automatico: infilano la monetina della richiesta e tac, Dio deve fare e fare e fare. Dio non è cambiato, Egli rimane Lo stesso che ha creato il cielo e la terra, che ha diviso il Mar Rosso, che ha dato la vista ai ciechi e risuscitato i morti. Egli è sempre l’Iddio dei miracoli anche oggi! Dio vuole onorare la nostra vita, ma noi stiamo onorando Lui con la nostra vita? Signore aiutaci ed abbi pietà di noi.

Se vogliamo che “i principati, le potestà, i dominatori di questo mondo di tenebre e le forze spirituali della malvagità”, si allontanino dalla nostra vita e dalla nostra famiglia, invitiamo Gesù a regnare in noi, su noi e nelle nostre case. Diamo a Dio il primo posto in ogni cosa, instauriamo un altare nella nostra casa, dedicando ogni giorno del tempo in preghiera insieme alla nostra famiglia e la presenza di Dio, l’opera dello Spirito Santo prenderà il sopravvento in ogni cuore e la pace e l’armonia di Dio regnerà. Questa è una realtà perché sperimentato nella mia vita e nella mia famiglia.  Quando mi trovo ad attraversare momenti difficili, mi pongo sempre una domanda: Che cosa sta impendendo nella mia vita, di vedere Dio all’opera? Perché Dio non interviene? E allora scopro che la preghiera non è più parte della mia vita, che la Parola di Dio rimane chiusa sul comodino e che Dio è stato accantonato. Signore abbi pietà di noi! La cosa più saggia è sempre quella di analizzarci, perché ciò che conta davanti a Dio, non è l’etichetta che sono un cristiano, ma è Dio al primo posto nella nostra vita? E quando sappiamo ripristinare quell’altare nella nostra vita, inevitabilmente Dio non mancherà di benedire la nostra vita e la nostra famiglia.

Il Signore ci aiuti!

IN COSA SEI CONCENTRATO?

«D’allora molti de’ suoi discepoli si ritrassero indietro e non andavan più con lui. Perciò Gesù disse ai dodici: Non ve ne volete andare anche voi?»(Giovanni 6 verso 66 e 67)

Una donna andò dal pastore e disse: “Pastore, non verrò più in questa Chiesa.” Il pastore rispose: Ma perché?” La donna disse: “Ah! Ho sentito una sorella che parlava male di un’altra sorella; un fratello che non sapeva nemmeno leggere bene e pretende di testimoniare; ho visto il gruppo dei monitori che non ha una vita di testimonianza molto coerente con la Parola di Dio. E poi le persone durante il culto guardano il proprio telefono; senza elencare le tante altre cose sbagliate che ci sono in questa chiesa.”

Il pastore replicò “OK. Ma prima che tu te ne vada fammi un piccolo favore: prendi un bicchiere pieno d’acqua e cammina per tre volte intorno alle sedie della chiesa senza far cadere a terra nemmeno una goccia d’acqua. Poi, potrai lasciare la chiesa se lo desideri.” La donna prese un bicchiere e cominciò a camminare! Camminò tre volte intorno come le aveva chiesto il pastore. Quando finì disse al pastore di essere pronta per andarsene da quella comunità. Il pastore le chiese “Quando hai camminato intorno alla chiesa, hai sentito qualche sorella parlare male di qualche altra sorella?” La donna rispose “no.” “Hai visto qualcuno guardare il proprio cellulare?” La donna con imbarazzo rispose “No non ho notato nulla di tutto questo” Sai perché? Ribatté il pastore: “Eri talmente concentrata sul bicchiere per non spandere qualche goccia d’acqua da non natare nulla attorno a te.

La nostra vita è così. Quando siamo concentrati sul nostro Signore e sul servizio che dobbiamo renderGli non avremo il tempo di vedere gli errori degli altri. Stiamo vedendo gli errori e i problemi della chiesa? Chiediamoci se siamo impegnati per il Maestro e se i nostri occhi sono rivolti al Lui?

SOLO DIO PUÒ’ DARE IL VERO AIUTO

 

«È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo» (Salmo 118 verso 8).

Se siamo onesti, ammetteremo che spesso poniamo la nostra fiducia negli altri durante i momenti di grande bisogno. Andiamo alla ricerca dei pastori, consiglieri, amici, coniugi per avere da loro consiglio, conforto o appagamento. Passiamo ore, giorni ed anche settimane a capire come risolvere il nostro problema. E se la soluzione non arriva velocemente, continuiamo a fare di tutto, mettere le mani ovunque, finché tutte le nostre risorse umane si esauriscono.

Grazie a Dio per tutto l’aiuto che possiamo ottenere dagli altri, ma non dobbiamo aspettarci mai nessun appagamento nell’uomo. Paolo dichiara: «Vantiamoci in Cristo Gesù, e non mettiamo la nostra fiducia nella carne» (Filippesi 3 verso 3). È per il bene delle nostre anime che Dio aspetta, finché non andiamo oltre le nostre risorse umane in cerca del solo Suo aiuto. Egli si usa delle persone nella nostra vita, ma dobbiamo lasciare che sia Lui ad orchestrare tutto. «Non fidatevi del compagno, non riponete fiducia nell’amico intimo… Quanto a me, io volgerò lo sguardo verso il Signore, spererò nel Dio della mia salvezza; il mio Dio mi ascolterà» (Michea 7 verso 5, 7).

UN GIORNO CAPIRAI

Gesú gli rispose: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». (Giovanni 13 verso 7)

Il Signore Gesù non spiega sempre il motivo del Suo comportamento e il perché delle Sue azioni nei nostri riguardi, Egli non è in obbligo di farlo. Se potessimo sempre vedere e comprendere ogni cosa, la fede non si renderebbe necessaria. E proprio nelle esperienze misteriose e per noi incomprensibili che la fede raggiunge le vette più elevate. Il nostro Padre celeste qualche volta rimane in silenzio, proprio perché non vedendo e non discernendo le ragioni divine, possiamo esercitare a accrescere la nostra fede. Queste parole di Gesù, che nell’immediatezza possono sembrare addirittura offensive, sono invece rivelatrici di una grande verità: quante cose non capiamo seppure abbiamo la presunzione di sapere! Queste parole dal significato più alto, profondo e ampio, sono uno schiaffo alla nostra superbia. Esse, infatti, collocano il nostro io nella giusta posizione, noi siamo creature e Dio è il Creatore; noi siamo essere umani, il Signore è Dio.

C’è un abisso tra le nostre umane limitazioni e la Sua gloria infinita. Come possiamo pensare di capire quanto attiene alla Sua sapienza, alla Sua sovranità, al piano di Dio nel corso dei secoli e alla nostra stessa vita. Per questo dobbiamo preparaci. Ci sono molte cose che non capiremo né ora né mai, su questa terra; potranno verificarsi circostanze e situazioni a cui non sapremo dare un senso, ma, allo stesso tempo dobbiamo nutrire la fiducia che un giorno, Dio volendo, capiremo la ragione di tutto. Il consiglio eterno di Dio contenuto in questo versetto deve essere una fonte di sapienza, una massima d’oro da depositare nella nostra memoria. Ci permetterà di dichiarare che tutto procede bene persino quando ci verrebbe da pensare che tutto stia andando a rotoli.

Quando non riusciamo a vederLo, quando siamo nella malattia, nel dolore, nel lutto, nella delusione, dobbiamo raccogliere la fede e la pazienza e sentire ancora oggi Gesù sussurrarci: «Tu non sai quello che io faccio ma lo capirai dopo». Il perché di molti eventi e circostanze permessi da Dio ci lascerà perplessi, allo stesso modo come il gesto di Gesù che si chinò a lavare i piedi, confuse e imbarazzò Pietro. La sapienza, l’adeguatezza e la necessità di molte cose saranno spesso nascoste ai nostri occhi; ma come Pietro comprese il pieno significato di tutto quello che accadde nella memorabile notte prima della crocifissione, quando Cristo aveva ormai lasciato il mondo, allo stesso modo verrà il giorno in cui ogni pagina buia della nostra storia sarà spiegata, quando un giorno, con Cristo nella gloria, conosceremo ogni cosa. Possiamo quindi non comprendere perché il Signore permetta al vomere dell’aratro del lutto o della sofferenza di sconvolgere il terreno del nostro cuore e potremmo essere tentati di dubitare della Sua cura amorevole, ma ricordiamoci: lo capiremo dopo!  Il Signore ci aiuti ad accettare ciò che ci succede e ad aspettare con fiducia.
Dio ci benedica.

 

FIDARSI DEL PIANO DI DIO

La Bibbia dice: «Il Signore… non rifiuterà di fare del bene a quelli che camminano rettamente» (Salmo 84 verso 11).

A volte preghiamo per una certa cosa, credendo che è buona per noi. Dio però, che ha un piano per la tua vita, conosce cosa è “buono” e cosa non lo è. La moglie di Billy Graham, Ruth, disse che se Dio avesse risposto a tutte le sue preghiere quando era giovane, avrebbe sposato l’uomo sbagliato, parecchie volte.

Due lacrime galleggiavano sul fiume della vita. Una chiese all’altra: “Chi sei?”. La seconda rispose: “Sono la lacrima della ragazza che amò un uomo e lo perse. E tu chi sei?”. La prima lacrima rispose: “Sono la lacrima della ragazza che lo sposò”. Questo è il modo in cui la vita va, non è vero? Piangiamo per quello che non abbiamo, senza realizzare che avremmo potuto piangere due volte di più se Dio ce lo avesse dato. L’espressione “camminare per fede” significa fidarsi del piano che Dio ha già pianificato e che ti rivelerà quando avrai la necessità di sapere.

Paolo dice: «Ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo» (Filippesi 4 versi 11). Chiaramente la sua contentezza non venne dalla sua situazione circostante, dato che passò quasi sette anni del suo ministero in prigione. Quindi, da dove veniva? Dalla conoscenza che Dio “compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà”. Significa quindi che Paolo aveva capito ogni dettaglio del piano di Dio? No, ma quando non lo capiva, si fidava del Pianificatore! Ecco da dove veniva la pace, la gioia e la contentezza di Paolo. La stessa cosa vale per te e per me.